Lunedì, 6 aprile, il CPC (Center Climate Prediction) del NOAA (National Oceanici And Atmospheric Adiministration) ha comunicato che nel corso delle ultime quattro settimane, le anomalie positive nella temperatura delle acque superficiali SST (Sea Surface Temperature) – provocate dall’evento di Niño più forte di sempre (n.d.r.) – sono ormai in calo nel Pacifico centrale e centro-orientale, mentre sono in aumento nel Pacifico più orientale (fig.1)
Come dire che ormai è certo che il devastante evento di Niño del 2015/2016, che ha destabilizzato per quasi 2 anni il clima di gran parte del pianeta, ha ormai i mesi contati.
Figura 1: Temperature in calo nelle acque superficiali del Pacifico equatoriale
Ma vi è di più:
una fase di Niño è sempre seguita prima o poi da una fase di Niña, ovvero una fase ove la temperature delle acque superficiali del Pacifico equatoriale tendono calare molto fino a sconfinare in un raffreddamento di 2-3 gradi su tale vasta area oceanica, estesa quanto un settimo del pianeta. Tale oscillazione tra Niño e Niña è nota come ENSO ( El Niño Southern Oscillation).
Ma ecco la novità: si prevede che tale fase di raffreddamento nelle temperature superficiali dell’Oceano Pacifico tropicale, si verifichi più rapidamente di quanto sembrerebbe, come risulta dalla fig.2, ove è riportata dal 1983 ad oggi l’evoluzione degli 8 eventi di Nino (SST maggiori di + 0.5 °C) nonché la evoluzione della Nina (SST minori di -0.5 °C) di imminente arrivo. Infatti, come risulta falla fig.2, la Niña potrebbe manifestarsi già ad inizio estate 2016.
Figura 2: L’evoluzione degli 8 ultimi eventi di Niño( SST maggiori di + 0.5 °C) nonché la evoluzione della Niña (SST minori di -0.5 °C) in tutti gli episodi di ENSO dal 1983 ad oggi.
I tempi di arrivo di La Niña sono importanti per i mercati della produzione agricola e comunque la Niña ha effetti molto diversi sul clima globale rispetto al suo fratello El Niño.
Ad esempio, nei mercati agricoli, se La Niña iniziasse già giugno o luglio di quest’anno, come smembrerebbe credibile dalla fig.2, allora le colture estive degli Stati Uniti potrebbero affrontare complicazioni con tempo asciutto e caldo. Invece le regioni rese aride nel 2015-16 dal Niño – come quelle dell’Australia, del Sud-Est asiatico e dell’Africa sub-sahariana – potrebbero ricevere molta pioggia prima del picco della loro prossima campagna agricola.
Ricordiamo del resto che, al contrario del Niño, la Niña porta piogge là dove già è in atto la stagione delle piogge mente porta più siccità là dove di solito regna un clima arido.
Un altro effetto della Niña è l’indebolimento della cella di Harley ossia di della grande cella convettiva tra l’equatore e i 30 gradi circa di latitudine, con conseguente indebolimento anche dell’anticiclone africano, che fa parte di tale cella. Ma questo dovrebbe comportare minori incursioni verso l’Italia da parte del rovente anticiclone Nord africano nella prossima estate.
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Marilena Fanton
Buongiorno buona domenica